Il vice capo ingegnere Anatoly Dyatlov nelle sue memorie, rilasciate nel 1994, un anno prima della sua morte avvenuta per complicazioni dovute all’esposizione da radiazioni, racconta come avvennero i fatti nella tremenda notte dal 25 al 26 aprile 1986.

Anatoly Stephanovich Dyatlov, ex vice capo ingegnere della centrale elettronucleare “Vladimir Il’ič Lenin” di Chernobyl, nelle sue memorie registrate nel 1994 e cioè un anno prima della sua morte avvenuta nel 1995, raccontò le dinamiche della notte tra il 25 e il 26 aprile del 1986 e le azioni del personale coinvolto nell’incidente del reattore n.4 della centrale ormai dismessa, classificato livello 7 della scala INES.
Dyatlov nacque il 3 marzo 1931 ad Atamanovo, un villagio a 80 km a nord-est di Krasnoyarsk Krai nella Repubblica Socialista Sovietica Russa. Studiò nel Dipartimento di ingnegneria elettrica della Scuola tencica mineraria e metallurgica di Norilsk in Russia, in seguito prima di essere ammesso all’Istituto di Ingegneria e Fisica di Mosca, dove si laureò, lavorò 3 anni come elettricista.
Dopo la laurea lavorerà nello stabilimento cantieristico a Komsomol’sk-na-Amure, con l’incarico di lavorare all’installazione di reattori nei sottomarini nucleari sovietici. Durante una fase di lavoro egli sarà coinvolto nel primo incidente nucleare della sua vita ricevendo 2.0 Sv (Sievert – dose di esposizione equivalente assorbita), causando la malattia acuta da radiazioni con sintomi di nausea, vomito, diarrea, peridta dei capelli e  indebolimento del sistema immunitario.
Nel 1973 viene trasferito nella Centrale di Chernobyl dove, grazie anche alla sua esperienza di 14 anni di lavoro con i reattori dei sommergibili, viene promosso a vice capo ingegnere dei reattori 3 e 4. Sarà uno dei principali responsabili, assieme a Nikolai Fomin (ingegnere capo) e Viktor Bryukhanov (direttore della centrale) del disastro del 26 aprile 1986 e condannato un anno dopo a 10 anni di lavori forzati per “cattiva gestione su imprese potenzialmente esplosive”. Verrà poi amnistiato quattro anni dopo. Nel 1991 scrisse un articolo per il Nuclear Engineering International e successivamente un libro dove indicherà i difetti della progettazione del reattore come causa principale del disastro, piuttosto che gli errori commessi dal personale. Le sue memorie ricalcano la sua tesi, ossia che il personale operativo non ne sapeva niente circa i difetti strutturali della progettazione dell’impianto (e in parte è vero, dato che i difetti di progettazione del reattore erano all’epoca segreto di stato); tesi peraltro quasi ricalcata nella miniserie televisiva della HBO “Chernobyl”, dove però le cause dell’incidente includono pure gli errori umani come anelli della catena del disastro, elencati nel processo dell’ultimo episodio (quello realmente svoltosi nel 1987).

L’incidente successe (paradossalmente) durante l’esecuzione di un test di sicurezza, già fallito peraltro in altri 3 tentativi negli anni precedenti. Ora, un reattore nucleare a fissione dell’epoca (il tipo RBMK-1000/ acronimo di “Reattore di grande potenza a canali”) è composto da un nocciolo, che contiene le barre di controllo composte da boro (che diminuisce la reattività della reazione), da barre di uranio (U235) che funge da combustibile, da grafite che modera il flusso dei neutroni dell’uranio e acqua fredda, che assorbe il calore prodotto dalla reattività, trasformandosi in vapore che muove le turbine, producendo energia. Le barre di controllo composte da boro riducono la reattività, appunto. Sono quindi una sorta di “freni” all’interno del nocciolo, se vengono alzate la reattività aumenta perchè i neutroni collidono tra di loro. Esiste un bottone d’emergenza: l’ AZ5, che consente lo spegnimento rapido del reattore abbassando tutte le barre di controllo. Sia queste ultime che l’AZ5 saranno due elementi cruciali nella vicenda, ma torniamo al test di sicurezza. Se venisse a mancare l’energia elettrica a causa di un guasto, un cortocircuito o un attacco da parte di un nemico, la pompa dell’acqua non avrebbe energia per spingere l’acqua per raffreddare il reattore e si sarebbe creato un disastro (fusione del nocciolo). Per ovviare al problema vengono installati dei generatori alimentati a diesel in modo da continuare a far fluire l’acqua nel reattore. C’è solo un piccolo (ma grande) problema: per avviarsi impiegano circa 60 secondi, un lasso di tempo potenzialmente fatale in cui l’acqua residua nel nocciolo evaporerebbe, facendo aumentare il calore e fondendo il nocciolo. Lo scopo del test fu quindi vedere se si riesce a recuperare l’energia elettrica prodotta per inerzia dalle turbine, (che continuano nel frattempo a muoversi) e trasferirla alle pompe, per coprire il vuoto temporale di 60 secondi di avvio del generatore. Vennero quindi create le condizioni per simulare un guasto: il reattore fu portato a 700 Mw (MegaWatt) dai 3200 iniziali, e le turbine vennero spente. Il test fallì per 4 volte (l’ultima fu appunto nella notte tra il 25 e 26 aprile 1986).

Secondo le memorie di Dyatlov, egli disse che <<Ci furono altri esperimenti prima di quello del 1986, che diedero risultati insoddisfacenti. Era necessario farlo (il test), ed è sempre stato fatto perchè era parte del progetto del sistema. Va detto in anticipo che questo esperimento non ha alcuna relazione con l’incidente, solo alcuni investigatori senza scrupoli (probabilmente riferendosi a Valery Alekseevič Legasov, uno dei membri principali della commissione d’inchiesta) lo hanno messo in correlazione con quanto successo, che invece avvenne a causa delle caratteristiche del reattore, sconosciute a quel tempo (dato che i difetti di progettazione erano segreto di stato)>>. Egli afferma inoltre che l’incidente è successo durante l’esecuzione del test, ma non a causa di esso, dato che <<La procedura per condurre l’esperimento era stata scritta con abbastanza competenza, l’avevamo discussa varie volte. Non c’erano dubbi a riguardo, sebbene sia stata sottoposta ad esami approfonditi da parte di un gran numero di specialisti, ma nessuno di loro ha mai rilevato niente di importante. E’ stato detto (durante il processo) che questa procedura non considerò le misure di sicurezza, e questo è sbagliato perchè se si guarda la procedura, dice chiaramente tutte le misure di sicurezza, tenendo conto pure delle variazioni nei circuiti elettrici ed altro. Io comunque voglio dire che l’esperimento non ha connessioni con l’incidente.>>

Durante l’esecuzione del test di sicurezza sappiamo che erano presenti Yuri Tregub (supervisore capo del turno precedente e rimasto la sera per assistere all’esperimento), Aleksandr “Sasha” Akimov (supervisore del turno di sera), Leonid Toptunov (addetto principale al reattore) ed altri ingegneri del turno serale. <<Alle 11 di sera raggiunsi la sala di controllo del reattore, quando la potenza era circa al 50 % (1600 Mw). Parlai a Yuri Tregub, responsabile del turno precedente, parlai a Sasha Akimov, responsabile del turno di notte. Tutte le procedure erano chiare per loro, sia per Tregub che per Akimov, dovevamo solo diminuire la potenza, spegnere una turbina , misurarne le vibrazioni durante lo spegnimento (in modo da simulare il guasto), perchè i livelli di vibrazioni erano alti nella turbina n.8 quindi dovevamo tarare quest’ultima. Poi dovevamo misurare, o condurre un esperimento sull’esaurimento del turbo generatore, rendente autosufficiente l’alimentazione (di acqua per il raffreddamento del reattore) del meccanismo, durante la simulazione dello scenario di un guasto.

Di conseguenza lasciai la sala di controllo del reattore per camminare attorno al complesso, non solo per farmi una camminata, ma per osservare i luoghi più interessanti per me proprio prima che la potenza scendesse. Perchè di solito dei difetti appaiono durante il cambio di modalità operativa, e da un lato appaiono molto frequentemente. Alle 00:30 circa ritornai alla sala di controllo del reattore, e direttamente dalla porta vidi varie persone riunite al pannello di controllo del reattore: l’operatore stesso Toptunov, il supervisore Akimov, l’operatore alternativo Aleksandr Kudryavtsev, Proskuryakov, può essere anche qualcun altro, non ricordo. La potenza del reattore era a 50 – 70 Mw (il livello di potenza richiesto per il test era di 700 Mw, secondo le istruzioni). Chiesi ad Akimov perchè la potenza fosse così bassa, mi rispose che durante il cambio del regolatore automatico la potenza era scesa a 30 Mw. Non era sospettoso (Akimov), non vi sono reattori per i quali il livello di potenza non scende per una ragione o per un’altra, e non vi sono operatori per cui le letture non scendono inspiegabilmente pe vari motivi. Era una situazione piuttosto ordinaria, quindi non mi ha allarmato in alcun modo. E io permettei di continuare ad alzare il livello di potenza. Poi mi allontanai per parlare con Mitlenko.>>
Continua poi quasi a tentare di giustificarsi <<Siamo accusati di aver erroneamente alzato il livello di potenza del reattore dopo il calo. Non c’è stata alcuna violazione, era tutto in regola con le procedure. Si, con un dubbio: il calo di potenza ebbe un effetto negativo, ma solo per questo reattore, che fu costruito con molte deviazioni dalle regole di costruzione. Solo per quello. D’altronde, tutto è stato fatto in accordo con i documenti operativi, disponibili dal 1986, quindi non abbiamo violato niente. Quando fui arrestato dissi agli investigatori che non vi fu alcuna violazione, ma fu assolutamente inutile. E andò tutto a finire come una violazione del personale.>>

Dopo aver raggiunto quindi la potenza critica di 30 Mw, furono alzate quasi tutte le barre di controllo (209 su 215) per aumentare la reattività, un errore fatale lontano da ogni norma di sicurezza. Ma la potenza si assestò circa sui 200 Mw, lontano dal valore richiesto di 700 per l’inizio del test. Lo xeno135 (il veleno neutronico) nel frattempo continuò ad assorbire i neutroni sprigionati dall’uranio, mascherando la reattività reale ed aumentando il calore all’interno del nocciolo.
Proseguendo nel racconto <<Dopo aver stabilizzato la potenza a 200 Mw furono fatte tutte le misurazioni delle vibrazioni delle turbine. Io riunii tutte le persone coinvolte nel test, feci un ultimo briefing e tutti si sparpagliarono per monitorare gli strumenti loro assegnati. Alle 01:23:04 cominciò il test di riduzione dell’attività, e tutto stava andando normalmente. Era tutto molto tranquillo nella sala di controllo. Sentii qualcuno parlare, mi voltai, l’operatore Toptunov stava dicendo qualcosa ad Akimov. Loro erano a circa 8 – 10 metri da me, e stavano a circa 2- 3 metri l’uno dall’altro, non sentii di cosa stessero parlando, ma stavano parlando con calma. Akimov disse “Spegni il reattore !” e fece cenno col dito di premere il pulsante (l’ AZ5). Dopo il comando di Akimov, Toptunov presse il bottone per l’arresto d’emergenza, progettato per fermare il reattore, alle 01:23:40. Vorrei dire che il bottone è progettato per fermare il reattore, sia durante le situazioni di emergenza, sia durante le situazioni più basilari. E prima di tutto questo l’ambiente era calmo, a giudicare dalla conversazione tra Akimov e Toptunov capii che non c’erano problemi, perchè dopo che Akimov disse di spegnere il reattore tornò ai suoi strumenti. Ci fossero stati problemi sicuramente sarebbe venuto al pannello di controllo del reattore. Mi girai per osservare … E in pochi secondi … Si spensero le luci di emergenza e di allarme, alle 01:23:46 il reattore esplose.
Le ulteriori indagini dimostrarono, e gli specialisti sono d’accordo su questo, che il reattore esplose dopo aver premuto il pulsante AZ5; in altre parole l’AZ5, che si suppone che spenga il reattore durante tutti i tipi di situazione in questo caso agì come una bomba atomica, è paradossale, è impensabile. E qui è quando tuonò l’esplosione.>>

Staccando un attimo dal racconto, è chiaro che dopo aver guardato la miniserie della HBO “Chernobyl” o comunque alcuni documentari riguardanti la vicenda si possono notare delle diversità tra le versioni: in primis è opinabile che ci fosse una insolita calma tra gli operatori presenti nella sala di controllo, in secondo luogo non fu Toptunov, ma Akimov a premere il pulsante AZ5. Inoltre sorgono seri dubbi sul fatto che tra Akimov e Toptunov non ci fosse stata una discussione che riguardasse il test o che Dyatlov fosse rimasto così calmo; proviamo anche solo ad immaginare un dirigente dal carattere autoritario ed intransigente come Dyatlov in un momento cruciale per la sua stessa carriera, poteva mantenere la calma e fidarsi ciecamente dei suoi sottoposti ? Dopo aver premuto il pulsante AZ5 per abbassare tutte le barre fu la punta di grafite delle stesse ad accelerare la reattività, già galoppante, che andò a sforare i 33000 Mw. Il calore sviluppatosi dall’evaporrazione istantanea dell’acqua fece fondere i canali dove scorrevano le barre che, deformandosi, finirono per bloccare le barre che continuarono ad accelerare la reattività senza fine. In meno di dieci secondi il coperchio del reattore pesante circa 1000 tonnellate saltò in aria, a quel punto l’ossigeno atmosferico entrò in contatto con l’idrogeno nel reattore e con la grafite ormai incandescente, che fece scoppiare il reattore con il conseguente riversamento nell’aria di centinaia di tonnellate di scorie radioattive.

Fonti:

https://yohttps://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27utu.be/N8__v9EswN4

https://it.wikipedia.org/wiki/Disastro_di_%C4%8Cernobyl%27

3 risposte a "Chernobyl: testimonianza inedita (parte 1)"

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